Giornata internazionale delle donne e delle ragazze nella scienza

12/02/2019 - Admin
(Foto – CNR Riscattiamo la Scienza)

Proclamata dalle Nazioni Unite e patrocinata dall’Unesco si è celebrata in tutto il mondo l’11 febbraio la giornata delle donne e delle ragazze nella scienza (http://www.un.org/en/events/women-and-girls-in-science-day/).

Negli ultimi 15 anni la comunità internazionale ha fatto un grande sforzo per coinvolgere più donne nella ricerca scientifica. Persiste in questo settore una significativa differenza di genere. Secondo l’Unesco, le ricercatrici nel mondo sono il 29% del totale dei ricercatori. Alcuni pregiudizi, la concreta difficoltà di bilanciare tempo ed energia tra carriera e famiglia e la mancanza di un sistema adeguato di supporto concorrono in molti Paesi a determinare nella scienza un significativo divario tra uomini e donne.

In Italia le ricercatrici sono il 36% del totale: il dato – che ci vede ancora lontani dalla perfetta parità di genere – è tuttavia superiore a quello di Germania (28%), Francia (27%), Olanda (25%) e di altri Paesi occidentali (dati Unesco http://uis.unesco.org/apps/visualisations/women-in-science/). L’Italia, grazie a un sistema universitario eccellente, ha ispirato e formato nel tempo non solo bravi ricercatori, ma anche molte brave ricercatrici, che hanno raggiunto posizioni di rilevo nello scenario internazionale.

Maria Chiara Carrozza, professoressa di biorobotica presso la Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa (già Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca nella XVII legislatura)  in un’intervista rilasciata al MAECI nel 2017 dava un consiglio alle giovani scienziate: “Occorre avere sicurezza in sé stesse ed eliminare i sensi di colpa: spesso le ragazze vengono fermate dal timore di essere bollate come carrieriste e lontane dai valori tradizionali. Un altro aspetto importante è considerare che la famiglia sta insieme se è equilibrata e vi è rotazione dei ruoli, nella cura dei bambini come in quella dei genitori anziani”.

Elena Cattaneo, senatrice a vita e Direttrice del Laboratorio di Biologia delle Cellule Staminali e Farmacologia delle Malattie Neurodegenerative dell’Università di Milano, intervistata in precedenza dal MAECI su questi temi, ha espresso la convinzione che le donne nella ricerca continueranno ad aumentare: “Sono certa che sempre più spesso incontreremo donne ai livelli apicali delle istituzioni della ricerca. In ogni caso, prima del genere, vengono le abilità e le inclinazioni professionali di ognuno di noi. In diversi ambiti le “quote rosa” sono una scorciatoia a quella che dovrebbe essere la normalità, ma ancora di più credo alle valutazioni tra pari su quel che si è fatto e si ha intenzione di fare”.

Il MAECI è impegnato a garantire la massima equità di genere nelle sue azioni di supporto all’internazionalizzazione della ricerca italiana, nel rispetto della rappresentanza femminile nella scienza italiana. Dei progetti di ricerca bilaterali cofinanziati dal MAECI nel triennio 2014-2016, il 27,54% è stato guidato da scienziate appartenenti ad istituzioni di ricerca e università italiane. Il dato coincide precisamente con la percentuale di ricercatrici italiane autrici corrispondenti di pubblicazioni scientifiche nel 2015 (dati OECD: 27.69% del totale sottoposto a campionamento).

Nel 2018 al MAECI la percentuale di donne a capo di progetti di grande rilevanza cofinanziati nei Protocolli Esecutivi di cooperazione scientifica e tecnologica è però aumentata: dei 117 progetti finanziati nel 2018, il 34,2% (40) ha un coordinatore donna. Il MAECI ha nella sua rete di Addetti Scientifici nel mondo cinque donne: Emilia Giorgetti, AS a Città del Messico, Anna Galluccio, AS a Ottawa, Isabella Maria Palombini, AS presso l’OCSE di Parigi, Anna Maria Fioretti, AS a Canberra, e Luisa Tondelli AS a Londra.



Fonte: Uff. IX DGSP MAECI

Paese: Italia

SSD: 00 - Diplomazia scientifica